Her, di Spike Jonze: la solitudine dell'essere umano

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Her, di Spike Jonze: la solitudine dell'essere umano - Da quando ho visto per la prima volta il trailer al cinema, Her, di Spike Jonze, mi è entrato dentro provocandomi un feroce brusìo allo stomaco accompagnato da un bisogno spasmodico di guardare fino in fondo questo film. 

LA TRAMA
Her (Lei) racconta la storia lacerante di un uomo, Theodore, che, abbandonato da una moglie che ama, teme ora i rapporti reali e si rifugia in storielle a sfondo sessuale vissute però solo all'interno delle chatroom. Per vivere scrive lettere sentimentali per conto di persone troppo timide o indaffarate per farlo e vive così una vita costruita solo sui sentimenti degli altri, inibito nella capacità di vivere di emozioni proprie. Solo e malinconico si rifugia in Samatha, un OS (sistema operativo) vocale con intelligenza artificiale di nuova generazione che, attraverso la sua voce calda e sensuale e la sua innata (perchè programmata) capacità di recepire i suoi bisogni, diventerà l'unica costante nella vita di Theodore fino al punto di farlo innamorare.
RIFLESSIONI
Sarà perchè, con modalità differenti e cause ad effetto, sto vivendo anche io ultimamente all'interno di mondi simili, sarà perchè  anche nel mio intimo provo questo forte bisogno, ma Her di Spike Jonze mi ha acceso qualcosa dentro e, nonostante una sceneggiatura davvero terribile e dialoghi da brivido (anche se pare abbia vinto l'Oscar 2014 migliore sceneggiatura originale), mi ha portato a riflettere su una reale necessità dell'essere umano: l'ascolto. In un futuro non così prossimo, ma anche oggi a mio avviso, l'incomunicabilità diventa una triste costante; uomini e donne si ritrovano spesso abbandonati all'interno di relazioni sentimentali che durano magari da anni, che siano di amore o di amicizia, e finisce che ci si sente soli. Soli all'interno di un rapporto troppo stretto, soli all'interno di un mondo che sembra inghiottire più che avvolgere, soli tra il vociare disordinato di milioni di persone che hanno lo stesso bisogno di dire la loro.
E allora ecco che affiora il bisogno di una voce amica che sa ascoltare davvero, che è interessata alle nostre emozioni, che non giudica e che magari, qualche volta, ha bisogno del nostro aiuto facendoci sentire importanti. Chi di voi non ha mai avuto questo bisogno alzi la mano? Non vedo molte mani alzate di fronte a me ...
Quello che conta è l'emozione che anche solo una voce può trasmettere. La realtà è che non ci innamoriamo (o semplicemente affezioniamo) del corpo, quello che realmente ci attrae verso una, dieci, cento altre persone è l'empatia che si crea. Tutte le sensazioni, anche quelle fisiche, sono irrimediabilmente legate ad una condizione mentale. Ecco quindi che stringere la mano ad un amico è dolce per l'affettuosità che ci lega, fare l'amore dà piacere per il sentimento forte che ci lega all'altra persona, un'avventura erotica è esaltante per il senso di proibito che porta con sè. Resta però il fatto che mente e corpo sono comunque legati tra loro. Non poter mai toccare la persona verso cui si è creata l'empatia logora irrimediabilmente il rapporto e crea condizioni malate capaci di accrescere proprio quella solitudine che si cercava invece di distruggere. Questo è il rischio. Questo è ciò in cui cade Theodore. Questo è ciò che potrebbe accadere in questo mondo malato dove troppo spesso purtroppo non c'è posto per le emozioni raccontate ma solo per quelle da raccontare ... E allora il rischio di cedere al fascino di una voce registrata che nulla ha da dire ma molto da recepire non è poi così lontano.
Ma quanto è più dolce quando dietro ad una voce e ad una mente capace di ascoltare, di ridere e comunicare, si nasconde una persona con un corpo caldo e un cuore che batte, invece di una macchina programmata? 
Voi cosa ne pensate? Avete già visto questo film? Passate a dirmi la vostra ;)
Un abbraccio grande
Elena

TRAILER (ITA)

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